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Gino Castaldo

17/01/2012

Per dire, oggi avrei voluto scrivere qualcosa di impegnato e impegnativo. Attaccare di petto una questione sociale d’attualità, commentare (in serietà) una notizia di cronaca, una cosa cosí.

Avevo anche iniziato a buttar giú la sinossi di un articolo in cui contavo di dimostrare come la pratica assidua della Capoeira e il funeral doom inteso come filosofia politica siano elementi complementari di uno stile di vita bilanciato. Ma poi mi sono reso conto che la cosa è cosí lampante che non valeva la pena scriverne, e ho dovuto cancellare tutto.

A parte questo, stavo anche leggendo qualcosa da qualche parte e a un certo punto è saltato fuori il nome di Gino Castaldo. Ora io Gino Castaldo l’ho odiato (in contumacia) per anni, perchè nel 1994 o giú di lí stronco’ brutalmente Panzerfaust dei Darkthrone sulle pagine del supplemento musicale di Repubblica. E due pagine dopo il primo disco dei Tristitia. E in generale perchè ha massacrato (con argomenti peraltro mal informati) qualsiasi disco anche solo in sospetto di metal uscito tra il 1921 e oggi. Insomma per anni Gino Castaldo è stato, per me, il Male: uno che sputtanava la bella musica per esaltare cose immonde tipo i cosi, lí, adesso non mi vengono in mente ma insomma, sta di fatto che a Gino Castaldo piacciono un sacco di cose che a me fanno venire il cancro. Ma poi salta fuori casualmente il suo nome e mi rendo conto che io Gino Castaldo non so manco che faccia abbia. Che ho passato una quindicina d’anni a farmi stare sul cazzo qualcuno che non ho mai visto nemmeno in foto.  E’ stata una specie di epifania.

Allora ho subito digitato “Gino Castaldo” nella finestra di Google, e dopo pochi istanti mi è arrivata una seconda folgorazione, brutale come una meia lua de compasso sullo zigomo: Gino Castaldo ha i baffi. Gino Castaldo ha la faccia truce. Gino Castaldo in sostanza è Scatman, quello dei tormentoni dance anni ’90. A chi non ci crede posso solo consigliare di digitare “Gino Castaldo” e “Scatman” su Google e confrontare i risultati.

Per un attimo sono rimasto trafitto da un raggio di sole e ho dovuto immediatemente ascoltare un pezzo a caso degli Skepticism per riequilibrare il mio umore.

Visto che le cose stavano prendendo una piega inaspettata, ho provato in puro spirito scientifico a digitare il nome di Ernesto Assante, altro critico musicale in forza a La Repubblica che ha per anni parlato male del metal, osannando cose che a me fanno venire l’asbestosi. E per un istante sembrava che una terza folgorazione fosse in arrivo, pesante come un martelo nel plesso solare: il primo risultato della ricerca mostrava un tipo sui quarantacinque vagamente rassomigliante a Jason Statham, capello rasato e tatuaggi bene in vista. E stavo quasi per dirmi tra me e me, hai capito l’Assante? Avrà pure gusti musicali discutibili ma su altre cose sembra avere una visione ben piú chiara, esticazzi. Tuttavia un’analisi piú attenta dei risultati ha dimostrato che Ernesto Assante è in realtà un tipo sui quarantacinque con un po’ di panza e i capelli ricci che non assomiglia a nessuno che mi venga in mente.

Il tipo la cui foto appare nel primo risultato, invece, è Max Pezzali. In un certo senso è un cerchio che si chiude, ma non mi è chiaro in che modo – ora infatti sono stordito come se avessi appena ricevuto un gancho a tradimento sull’orecchio.

Comunque sul primo disco dei Tristitia tendenzialmente sono d’accordo con Castaldo.

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