La Ley del Machete
:sangre, tequila y misantropìa:

Sleep Police

La perla di oggi: su Avvenire, un articolo di Giacomo Samek Lodovici sui mali della liberalizzazione delle droghe, in cui il giornalista riesce nell’ ardua impresa di compattare più o meno tutti i luoghi comuni che circolano a riguardo, legandoli assieme con una pastella di sano moralismo astratto e ipotesi non verificate. Premessa: io su questo tema la penso più o meno come Terence McKenna – ovvero, che chi non ha nè un minimo di competenza in campo psicofarmacologico, nè tantomeno di esperienza diretta degli effetti, farebbe meglio ad astenersi dal decidere per gli altri e dal pontificare a cazzo di cane. Argomento che ovviamente non conta nulla quando si ha la fortuna di venire al mondo con un cognome très flamboyant come Samek Lodovici. E infatti…

“… la legalizzazione della cannabis avrebbe il merito di colpire le organizzazioni criminali, eliminando i profitti che esse ricavano dal narcotraffico. Bisogna replicare che se spacciare sostanze stupefacente è moralmente lecito, allora non si capisce perché vietarlo a queste organizzazioni; se invece spacciare non è moralmente lecito, allora non lo deve fare nessuno…”

Non fa una grinza. A parte qualche problema (prevedibile, vista la provenienza) a discernere fra legge e morale. Diamogli tempo, prima o poi ci arriverà anche lui. Forse.

“Legalizzando la cannabis, lo Stato permette che qualcuno possa esercitare attività criminali, purché con la licenza.”

Che dite, è il caso di fargli notare che un’attività illegale cessa, per definizione, di essere tale nel momento in cui viene legalizzata? Naah. Comunque, vedi sopra. Andiamo avanti:

“… gli spacciatori che rimarrebbero senza la licenza dello Stato, non potendo più guadagnare smerciando la cannabis, si concentrerebbero sul commercio di droghe peggiori (per esempio l’eroina o la cocaina), che sono molto più redditizie, quindi la legalizzazione non ne diminuirebbe i profitti.”

Cosa che invece, notoriamente, in regime di illegalità non è mai avvenuta, nonostante i dati tendenziosi diffusi annualmente da conventicole filotossiche come la DCSA (Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno), famigerata organizzazione antiproibizionista con diramazioni in tutte le Questure d’Italia. A parte questo, comunque, mi pare che ci sia qualcosa che non torna nella consecutio.

“Del resto, anche nell’ipotesi di legalizzare la cannabis, lo smercio non potrebbe essere accessibile anche ad un bambino. Perciò, gli spacciatori, non potendo più guadagnare profitti dalla vendita agli adulti, cercherebbero di avvicinare alla droga appunto i bambini, per poter guadagnare qualcosa almeno con loro.”

A parte che già lo fanno allegramente, e da anni, mica dall’altro ieri – ma poi, perchè solo i bambini, e non, che so, gli anziani non autosufficienti, i malati mentali, i clandestini? Tutte categorie che notoriamente hanno sempre le tasche piene di soldi, peraltro – dalle mie parti, la coca credo costi sui 70-80 euro al grammo, l’eroina poco meno, l’acido sui 20-25 euro a dose. Ora, secondo me, se un bambino può disporre giornalmente di simili cifre, forse è il caso di rinchiudere i genitori, droga o non droga. O no?

“Alcuni antiproibizionisti dicono anche che la legalizzazione fa diminuire il consumo, perché viene meno il fascino del proibito. Si può ribattere che le leggi [...] incidono sulla cultura di un popolo. In Spagna [...] la legge di Zapatero, che ha accorciato a soli tre mesi i tempi per ottenere il divorzio, ha incrementato la concezione per cui il matrimonio è un impegno molto labile, determinando l’aumento dei divorzi: erano 52.591 nell’anno prima della legge, sono diventati 82.340 già nei soli primi sei mesi del 2006. La legalizzazione fa, cioè, cadere molte remore morali al consumo di droghe.”

Anche qui, magari, sarebbe il caso di ricordare a Lodovici un paio di cosucce. Uno: che acquistare una canna non è neanche lontanamente paragonabile all’aprire una causa di divorzio. Due: che forse (dico forse) se in Spagna i casi di divorzio sono aumentati dopo l’introduzione della nuova legge, sarà anche (forse, eh) perchè se i costi – economici, burocratici, fate voi – della pratica sono stati abbattuti, ne avrà approfittato anche gente che, prima, i suddetti costi (forse) non poteva o voleva affrontarli. Non credo che 30.000 spagnoli si siano svegliati un bel mattino, e guardando il coniuge negli occhi gli abbiano detto “Buongiorno caro/a! Sai che adesso possiamo divorziare in tre mesi? Che figata, eh? Lo chiami tu l’avvocato?” – così, solo perchè Zapatero gli ha detto che si poteva fare. E certo, le leggi influenzano la cultura, sai che scoperta. Allora, tanto per non correre rischi, meglio non farle, e che tutto rimanga così com’è – anzi, com’era neanche troppo tempo fa: Sacra Rota per i ricchi, e cazzi in culo per gli altri. Ovvero, se proprio vogliamo insistere con le analogie improbabili, coca (e avvocati) per chi se li può permettere; colla (e ancora cazzi in culo) per gli sfigati. Geniale.

“E il caso olandese smentisce la tesi antiproibizionista. Infatti, un documento (che cita vari studi) della Drug Enforcement Administration, la polizia antidroga degli Stati Uniti, rileva che in Olanda, dopo la legalizzazione della marijuana, dal 1984 al 1996 il consumo tra i giovani è passato dal 15 al 44%.”

Sconvolgente. E si parla di dati vecchi di 11 anni, ormai, ben oltre la data di scadenza. Eppure il mare non ha ancora inghiottito le peccaminose città olandesi, i coffee-shops sono ancora aperti, i casi di schizofrenia non sono aumentati in modo significativo, insomma, tra alti e bassi la vita continua anche nei Paesi Bassi. Chissà come mai, eh? Ah, ma aspetta: loro sono quelli dei matrimoni gay e dell’eutanasia. Scusate, come non detto.

“Da ultimo, non è vero che se si vieta il commercio delle droghe bisognerebbe vietare anche quello degli alcolici: mentre il consumo di droghe comporta pericoli, come minimo, per l’incolumità pubblica (si pensi agli incidenti stradali provocati da chi usa sostanze stupefacenti), l’uso moderato degli alcolici non è, di per sé, pericoloso per nessuno.”

E sia pure – uno che guida in stato d’ebbrezza andrebbe preso a colpi d’incudine, indipendentemente da cosa ha preso per inebriarsi. Ma stabilito che su questo siamo anche d’accordo, non abbiamo ancora concluso niente – sfido chiunque a stabilire un criterio preciso che distingua fra “uso moderato” e abuso di alcool. La quantità? Personalmente, anche solo pensando al caso di mia madre, che si annichilisce con mezzo bicchiere di bianco, la vedo un po’ dura (e già quel “per nessuno” così categorico se lo può gentilmente mettere non dico dove). Gli effetti? E quali? Gli effetti a digiuno? A stomaco pieno? E se ho preso un Aulin? E comunque, spiegatemi come funziona – il fatto che ci sia gente che si schianta guidando fumata, basta magicamente a far scomparire quelli che si schiantano da ubriachi? Mi sono perso qualcosa, vero?

Nota finale: visto che è così lanciato, vogliamo ricordare a Lodovici gli stupefacenti (eheh) effetti che è possibile scatenare senza ricorrere ad alcuna sostanza psicoattiva, a costo zero, semplicemente non dormendo per qualche giorno? Massì, dai, ricordiamoglieli: perdita della coordinazione muscolare fine; innalzamento dei tempi di reazione; colpi di sonno (!); euforia; sbalzi d’umore immotivati; sindromi parapsicotiche (pensieri deliranti, paranoia e via dicendo); allucinazioni uditive e visive (a livello di conigli rosa parlanti, mica cazzate); squilibri ormonali. Il tutto con la possibilità neanche tanto remota di ritrovarsi con danni permanenti, sia psichici che fisici.

Quindi via, Lodovici, ripeta con me (mi raccomando il tono sdegnato): dobbiamo avere il coraggio di affermare con forza che stare alzati la notte non è un diritto (per fare che, poi? Per guardare Ghezzi su Rai3?). Che la cultura delle notti bianche è solo un altro, deleterio lascito del ‘68. Che non dormire non solo fa male, ma è anche un reato contro se stessi e contro la società. Basta ipocrisie: tutti a letto dopo compieta, per legge, e finiamola con sta lagna perenne sulle presunte libertà individuali – è per il vostro bene, razza d’ingrati, mica lo facciamo per divertimento.

2 Responses to “Sleep Police”

  1. Ieri ho cincischiato tutto il giorno su quell’articolo, abbozzando e cancellando due o tre volte un tentativo di post. Poi, non ne ho fatto niente. Mi fa piacere constatare che c’è qualcuno che ne ha scritto megblio di come avrei fatto io.
    Un saluto.
    Alessandro.

  2. Grazie :) non so se il complimento sia meritato, a dire il vero. Ma un simile cumulo di cazzate non poteva restare impunito.

    Terrificante, comunque.

    Andrea


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