Ho deciso che si riapre. Cosi’, perche’ mi girava. Da un altro luogo e con un altra testa. Non so bene di cosa scrivere, eh, ma intanto e’ un inizio. Perdonate l’ortografia, ma qua in UK le tastiere non hanno le lettere accentate, e di fare copia-incolla o simili non mi tira proprio il culo. A presto.
Per tutta una serie di insondabili, indecifrabili e insindacabili ragioni, questo blog chiude definitivamente. Non cancellerò i vecchi post, ad ogni modo, perchè di odio & fastidio c’è sempre bisogno. Saluti, ciao, è stato bello incontrarvi (senza ironia, per una volta). Se proprio non potete fare a meno di continuare a leggere i miei deliri, d’ora in poi mi trovate qui. English only, I’m sorry.
Q: Il lavoro full-time peggio pagato che mi sia mai capitato?
A: Cercare un cazzo di lavoro part-time.
Look, Simeon Krug wanted to say, a billion years ago there wasn’t even any man, there was only a fish. A slippery thing with gills and scales and little round eyes. He lived in the ocean, and the ocean was like a jail, and the air was like a roof on top of the jail. Nobody could go through the roof. You’ll die if you go through, everybody said, and there was this other fish, he went through, and he died. And there was this other fish, and he went through, and he died. But there was another fish, and he went through, and it was like his brain was on fire, and his gills were blazing, and the air was drowning him, and the sun scorched his eyes, and he was lying there in the mud, waiting to die, and he didn’t die. He crawled back down the beach and went into the water and said, Look, there’s a whole other world up there. And he went up there again, and stayed for maybe two days, and then he died. And other fishes wondered about that world. And crawled up onto the muddy shore. And stayed. And taught themselves how to breathe the air. And taught themselves how to stand up, how to walk around, how to live with the sunlight in their eyes. And they turned into lizards, dinosaurs, whatever they became, and they walked around for millions of years, and they started to get up on their hind legs, and they used their hands to grab things, and they turned into apes, and the apes got smarter and became men. And all the time some of them, a few, anyway, kept looking for new worlds. You say to them, Let’s go back into the ocean, let’s be fishes again, it’s easier that way. And maybe half of them are ready to do it, more than half, maybe, but there are always some who say, Don’t be crazy. We can’t be fishes any more. We’re men. And so they don’t go back. They keep climbing up.
R. Silverberg – Tower of Glass
Non sono morto, sono solo troppo impegnato a scavarmi una via di fuga.
Domani, 29 febbraio, a Parma si terrà il Darwin Day, con vari e validi interventi che non ho voglia di elencare qui, tanto sono già tutti presentati qua. Chi non ci va è un ciellino. Volendo, tanto per farsi un po’ di buon cativo sangue, dopo il Darwin Day si può fare un salto anche in quest’altro posto. Non è necessario essere ciellini per partecipare, basta essere fisiologicamente masochisti. E’ consigliato portarsi il machete da casa.
Nota a margine: scoprire così, tra il lusco e il brusco, alle 10 di mattina, senza anestesia, che Langone vive nella tua stessa città è una di quelle notizie che possono provocarti un prolasso rettale fulminante. Sento già le prime avvisaglie di cedimento, infatti.
Ieri Veltroni, in un discorso ai cattolici del Pd, ha dichiarato che “valori come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze” – ecco, qui a malincuore devo dar ragione a Walter: bisogna proprio essere delle superficiali teste di minchia, per gabellare come “ingerenze” le pretese di un’organizzazione religiosa totalitaria che non ha mai fatto mistero di mirare al dominio globale – si potrebbe più correttamente parlare di “infiltrazione”, “attacco”, “crociata”, “assalto”, “sfondamento”, “carica di cavalleria pesante con accompagnamento di trombe e pifferi” o anche , volendo, “intrusione anale traumatica percussiva”. Strana situazione, però: una delle poche volte che mi trovo d’accordo con Walter, mi rimane il dubbio che in realtà Walter volesse dire tutt’altro.
I quattro fulminati che leggono sto blogz si saranno ormai accorti della mia totale avversione per banner, bannerini, coccarde, catene di sant’antonio, puntelli e supercazzole varie.
Non ho cambiato idea. Ma ogni tanto (quando ci vuole) ci vuole. Leggete, memorizzate e diffondete.

Nella foto: l’inferno, o qualcosa del genere.
“Serve un digiuno dalle immagini e dalle parole. Abbiamo bisogno di un po’ di silenzio”
Benedetto XVI, 7 febbraio 2008
Vuoi dire che per un po’ eviterete di micronizzarci le palle a reti unificate?
No, eh?
Peccato.
I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana
Una volta tanto, hai proprio ragione.

